I parchi avventura in rapporto al mondo della scuola: una bella tesi di laurea

I parchi avventura in rapporto al mondo della scuola: una bella tesi di laurea

13 giugno 2017
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I parchi avventura sono contesti adatti per accogliere gruppi scolastici e svolgere attività pedagogiche ed educative? Ha provato a rispondere alla domanda Mattia Sappa, uno studente che si è recentemente laureato in Scienze della formazione primaria all’Università della Val d’Aosta.

La tesi di laurea è molto interessante: si tratta di un elaborato di 160 pagine, con grafici ed elaborazioni, che tratta gli aspetti pedagogici dei parchi avventura, con una ricerca in alcune aree dell’Italia e focus sul parco avventura Anthares World, il cui gestore, Stefano Savio, consigliere PAI, ha reso disponibile la struttura.

L’elaborato di Mattia Sappa, giovane valdostano appassionato di montagna, che ha presentato il lavoro al Meeting dei parchi avventura italiani dello scorso gennaio, prende avvio trattando il tema del bisogno di avventura, grazie alla possibilità emersa nella collaborazione tra l’Associazione Parchi Avventura Italiana e il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università della Valle d’Aosta, attivata sin dal 2014. L’autore ne tratta nel primo capitolo della tesi, per “verificare il significato e l’importanza pedagogica di una educazione al rischio e all’avventura, nonché i suoi elementi costitutivi ed irrinunciabili. Naturale quindi volgere successivamente lo sguardo al contesto dei Parchi Avventura alle ricerche delle possibili potenzialità educative”.

Nel primo Capitolo Sappa riporta i dati di una ricerca effettuata in Inghilterra su un campione costituito da 1.500 genitori con figli tra i 6 e i 12 anni e da 1.103 bambini della stessa fascia di età. Dalla ricerca emerge che:

  • il 50% dei bambini non ha mai provato uno sport avventuroso;
  • il 41% dei bambini non ha mai fatto una caccia al tesoro;
  • il 44% dei genitori ha giocato o ha fatto sport all’aperto più di quanto facciano i propri figli;
  • il 38% dei genitori dichiara di essere più protettivo di quanto lo fossero i loro genitori;
  • il 40% dei genitori afferma che non ha tempo o soldi per fare attività all’aperto con i propri figli.

Il termine “avventura” viene quindi analizzato comparando le definizioni presenti in numerosi dizionari generalisti ed in dizionari pedagogici, passando poi a verificare anche il significato di concetti come il rischio e il pericolo. In effetti, afferma l’autore “I bambini hanno il diritto di vivere un mondo che non sia ovattato, artefatto, caratterizzato da spazi fatti di plastica a norma, di oggetti curvilinei, di alberi senza radici e di cespugli senza spine. I bambini devono aver la possibilità di conoscer l’ambiente circostante attraverso l’esperienza autentica (reale) connotata da scoperte, esplorazioni e talvolta qualche rischio poiché il rischio è insito nella vita stessa. Per concludere si può affermare che i bambini cresceranno comunque, anche senza un’educazione al rischio, anche in un ambiente povero di stimoli, artificiale, con giocattoli di plastica, tappeti e spigoli arrotondati. Tuttavia un’educazione all’avventura e l’abilità di gestire il rischio che ne deriva, contribuiscono ad aumentare le proprie capacità nell’evitarlo e/o nel superarlo.”.

Il tema, prosegue l’autore, desta molto interesse da qualche anno a questa parte: sono stati svolti numerosi convegni e pubblicati alcuni libri, tutti orientati a confermare che “vivere un’avventura significa avere esperienza del rischio in modo tale da poter riconoscere i pericoli e di conseguenza evitarli quando possibile ed in ogni altro caso gestirli. Da quanto detto sopra emerge quindi l’importanza della modalità in cui viene proposta un’“esperienza- avventura “con l’obiettivo di non utilizzare il limite dato dal fattore “rischio” come ostacolo ma anzi come incentivo a vivere esperienze di autonomia in sicurezza nelle quali il sostegno dell’adulto è finalizzato alla supervisione e non ad un controllo limitante”.

Nel secondo Capitolo l’elaborato si sofferma sulla realtà dei parchi avventura, basandosi su testi stranieri, perché in Italia non ci sono ancora pubblicazioni a riguardo, e dell’associazione Parchi Avventura Italiani. Vengono analizzate le tipologie, i materiali e le attrezzature. Citando anche la norma EN15567-1 e 2, Mattia Sappa conferma che “Trasversalmente il parco avventura può avere come finalità anche lo sviluppo di competenze socio-relazionali (spesso viene utilizzato dalle aziende per fare del “team building”, vale a dire attività che hanno come fine quello di rafforzare la capacità dei propri dipendenti al lavoro di squadra). Negli ultimi anni – continua l’autore – è cresciuto l’interesse verso il mondo della scuola con proposte di fruizione specifiche. La scoperta dei primi elementi degli sport di montagna e la possibilità di rafforzare l’identità di gruppo, oltre ad essere a stretto contatto con la natura, sono infatti aspetti apprezzati e tenuti in considerazione dagli insegnanti.”. Del tema ne abbiamo parlato anche in questo articolo .

Dopo aver presentato la collaborazione tra Parchi Avventura Italiani e l’Università della Valle d’Aosta, con il prof. Fabrizio Bertolino, relatore della tesi, il testo presenta il terzo Capitolo, che affronta la relazione tra parchi avventura e mondo della scuola, analizzando i siti internet di un centinaio di strutture, per verificare se proponessero attività rivolte alle scuole.  È emerso che il 66 per cento del campione propone esperienze agli istituti scolastici. La ricerca si è quindi soffermata su un campione di parchi presenti in cinque regioni italiane: Piemonte, valle d’Aosta, Lazio, Puglia e Sicilia, motivandone la scelta. Dei 24 parchi presenti, ne sono poi stati selezionati 12, corrispondenti alle provincie di Torino, Aosta, Roma, Bari e Catania.

Del campione sono stati analizzati le finalità del parco, gli obiettivi delle attività proposte, la presenza o assenza di attività correlate, i percorsi (requisiti per accedere e caratteristiche) e l’offerta rivolta alla scuola, sia attraverso il sito che tramite contatti diretti con ciascun parco avventura.

Dall’analisi, corredata di tabelle esplicative, emerge che la metà delle strutture oggetto del campione non specifica a chi siano dirette le offerte didattiche. L’autore commenta a riguardo “Aspetto questo che fa riflettere poiché non permette ad un ipotetico insegnante interessato a portare la classe al parco se le attività sono adatte alla sua situazione”. Nel campione restante le offerte sono rivolte alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado. Quattro strutture si propongono alle scuole secondarie di secondo grado.

Mattia Sappa conclude l’analisi rilevando che “Nei panni di insegnante mi sono reso conto di come la maggior parte dei parchi avventura non dia indicazioni chiare e esplicative su ciò che è, offre e pone come obiettivi per i bambini. Perciò è ancora difficile far avvicinare il parco e la scuola. Se da un lato, come si è visto, una bassa percentuale di parchi sembra andare nella direzione giusta; ovvero indica l’ordine di scuola alla quale si riferisce, le finalità e gli obiettivi a cui tende, contiene all’interno del sito un ventaglio di offerte tale da poter permettere ad un insegnante di pensare ed organizzare un progetto personalizzato per la propria classe. Dall’altro una più grande percentuale si limita a dichiarare che ospita gruppi scolastici senza però ulteriori informazioni. Le informazioni sono spesso imprecise e non si riesce a trovare corrispondenza tra i vari parchi. Inoltre da sottolineare come vi sia più attenzione e più numero di percorsi per la scuola primaria tralasciando completamente l’asilo nido e in parte la scuola dell’infanzia. Sarebbe forse necessario accantonare l’idea che l’obiettivo sia quello di spingersi ad altezze sempre più vertiginose (obiettivo questo che può essere mantenuto per un diverso tipo di utenza) e iniziare a lavorare con corde basse così da poter ampliare il numero di fruitori; potendo così inserire anche i bambini del nido).

Un ulteriore aspetto che può fare da barriera sono i costi – prosegue l’autore – che in alcuni casi sembrano essere troppo elevati alla luce dei tagli economici effettuati negli ultimi anni dal governo all’istruzione. Il problema economico è emerso anche nell’intervista effettuata direttamente ai gestori di alcuni parchi in occasione del meeting; questa problematica viene identificata come una delle principali cause di decrescita del numero di classi accolte. Il dato confortante rimane la grande quantità di attività correlate che ciascun parco offre parallelamente ai percorsi; sintomo che il parco si sente povero ed è alla ricerca di arricchimento. Risulta però ancora troppo complicato, per un ipotetico insegnante, poter anche solo pensare di iniziare un progetto in un parco; soprattutto perché in nessun caso viene data una continuità all’attività, ne prima e ne dopo. La giornata al parco risulta così una giornata fine a sé stessa. Una giornata diversa dalle altre volta esclusivamente ad una finalità ludica”.

 

L’elaborato si conclude con un capitolo dedicato al parco avventura Anthares World. Dopo la descrizione del parco e dell’offerta alle scuole Mattia Sappa pubblica i risultati delle sue osservazioni e dei questionari somministrati nel parco, analizzando la composizione di cinque diversi gruppi scolastici. Il dato significativo è che “Sommando le presenze/assenze delle classi di analoga provenienza sembra emergere che più il contesto è antropizzato più il numero degli assenti sia rilevante. Si passa da una assenza del 2,5% delle classi provenienti da aree rurali fino a 13% della classe proveniente da zone semi-urbane e da Torino.”: Dunque i bambini di città, e i loro genitori soprattutto, sembrano iperprotettivi, dunque spaventati da gite scolastiche in contesti percepiti come inadatti ai loro figli. I dati raccolti nel parco “confrontati con il quadro teorico di riferimento descritto nella prima parte della tesi, sembrano confermare:

  • l’allontanamento dalla natura dei piccoli cittadini iper protetti;
  • il bisogno del bambino di fare esperienze in un contesto naturale (seppur addomesticato) che rompano con la quotidianità; quella rottura sottolineata anche dalle definizioni pedagogiche di avventura.”.

Di particolare interesse le conclusioni del lavoro di Mattia Sappa, che alla domanda se il parco avventura risponda alle esigenze pedagogiche dei giovani in età scolare risponde con un: “SI convinto, ma ad alcune condizioni…”. Vengono individuate alcune “condizioni necessarie”:

 

  • Serve chiarezza nella comunicazione del parco, che deve specificare a quali ordini di scuola siano rivolte, e quali siano gli obiettivi dell’esperienza proposta.
  • È necessaria una coscienza pedagogico-didattica e metodologica da parte del proponente delle attività e degli insegnanti, dunque la proposta di un progetto didattico o schede di attività.
  • È necessario dotare la struttura di percorsi a corde basse, in aggiunta a quelli in altezza, per velocizzare i tempi, ma soprattutto per offrire una esperienza a basso profilo di rischio, da far precedere a quella sui percorsi più alti, limitando la sensazione di fallimento per i ragazzi che decideranno di non accedere ai percorsi più difficili.

 

In conclusione, un capitolo a parte è dedicato alla presentazione del volume “Parcours acrobatiques en hauteur un parcours d’aventures pour agir, découvrir, comprendre et apprendre” del secrétariat d’état chargé du commerce, de l’artisanat, de la consommation et de l’économie sociale e solidaire” nella quale sono state inserite diverse schede didattiche riguardanti l’albering. Il libro presenta schede didattiche e presentazione di esperienze, oltre ad alcune “fiches pédagogiques”, che hanno come obiettivo di aiutare i maestri e le maestre di scuola a capire meglio come, a partire da una abilità motoria appresa a scuola, gli ateliers del parco avventura permettono di diversificarla, di perfezionarla in condizioni inusuali provocando dei comportamenti di paura, di temerarietà, di coraggio, di solidarietà, ecc. I consigli dati in queste schede permettono a tutti i professionisti del parco e agli insegnanti stessi di dare consegne semplici, brevi e precise, efficaci, non contradditorie, per aiutare gli allievi a superare le eventuali difficoltà.

L’elaborato è corredato di una interessante bibliografia e si presenta come un lavoro aperto, che potrà contribuire ad ulteriori ricerche sul valore pedagogico dei parchi avventura.

La tesi di Mattia Sappa è veramente interessante e le numerose tabelle ne permettono una migliore leggibilità. La tesi integrale è consultabile all’indirizzo http://ow.ly/PsXg30cvPGZ